Sotto la catena del Monte Musi, nella località denominata “Le Sorgenti”, sgorga tra i ciottoli l’acqua limpida del Torre, il torrente che dà il nome alle valli, ambiente ideale per la pesca sportiva della trota. Lusevera, con i suoi antichi borghi, è il capoluogo di questo attraente scenario naturale dove, oltre alle splendide passeggiate nei boschi e le camminate lungo i numerosi sentieri di montagna, si praticano il volo libero in parapendio, la palestra di roccia e l’arrampicata sportiva. A Pian dei Ciclamini, nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie, immersi nel bosco si trovano un percorso vita, un parco giochi e le infrastrutture per il pic-nic, mentre più su, nei meravigliosi paesaggi incontaminati di Passo Tanamea, d’inverno si pratica lo sci da fondo e durante l’estate la mountain-bike. A Villanova delle Grotte, famosa da molti anni per le importanti esplorazioni speleologiche, diverse sono le cavità di particolare interesse; una di queste, la “Grotta Nuova”, è aperta ai turisti e, con uno sviluppo di oltre 7 Km lungo sentieri attrezzati e ben illuminati, è la più estesa del suo genere in Italia. I Luseverani, narrano che i nomi di Lusevera e Cesariis risalga al tempo dei Romani e addirittura a Giulio Cesare.
Si racconta che Cesare spintosi con le truppe per la gola di Cròsis sino al Cuel di Lanis per scendere indisturbato verso Gemona fermatosi in una casupola di montagna la definì per quella notte “Cesaris” cioè Cesare e guardando oltre al fiume avrebbe battezzato lux-vera le case del piccolo villaggio che erano illuminiate dagli ultimi raggi del Sole.
Nel VI secolo si stabilirono qui degli Avari e quindi delle genti slave.
Odorico Susanna nomina per la prima volta Cesariis, Lusevera, Villanova e Pradielis nel 1382. A quel tempo tutto il territorio apparteneva ai Frangipane, signori di Tarcento, mentre Villanova era possesso dei conti di Gorizia. Da allora le varie ville furono riunite in un’unica comunità governata da un podestà che dipendeva dai Frangipane.
Appartenne poi a Venezia e quindi all’Austria, fino all’annessione del Friuli all’Italia del 1866.
Nel 1871 divenne comune.
Dove dormire
AI CICLAMINI
Loc. Pian dei Ciclamini
0432 787084
ALLE SORGENTI
Fraz. Musi
0432 787096
DA CATERINA
Fraz Pradielis 53/A
0432 787006
LA ZUCULE
Fraz Villanova delle Grotte, 57
0432 787090
LOCANDA AL TORRE
Fraz Verdonza 59
0432 787254
VILLA ADRIANA
Fraz. Vedronza
0432 787023
Dove mangiare
AL PANORAMA
Fraz. Villanova delle Grotte
0432 787025
ALLE SORGENTI
Fraz. Musi
0432 787096
DA CATERINA
Fraz Pradielis 53/A
0432 787006
LA ZUCULE
Fraz Villanova delle Grotte, 57
0432 787090
LOCANDA AL TORRE
Fraz Verdonza 59
0432 787254
NOVA COOP
Lusevera Capoluogo, 42
0432 787029
TERMINAL GROTTE
Fraz. Villanova delle Grotte
0432 787020
COMUNE DI NIMIS
Nimis ha origini romane: è il Castrum Nemas citato ancheda Paolo Diacono, situato sul percorso che collegava Cividale con la strada consolare diretta da Aquileia al Norico. Con le sue frazioni e i suoi borghi, ha avuto grande importanza strategica anche nel ducato longobardo del Friuli e offre uno dei più antichi luoghi di culto della regione, la pieve dei SS. Gervasio e Protasio. Eretta sui resti di un tempio precristiano presso il Castrum Nemas attorno all’ottavo secolo, fu portata alle attuali tre navate attorno al milletrecento. Di grande interesse sono il castello di Cergneu, il settecentesco santuario della Madonna delle Pianelle e la cinquecentesca chiesetta di S. Giovanni Battista da cui si gode la vista della meravigliosa “conca” di Ramandolo dov’è prodotto l’omonimo grande vino, prima DOCG del Friuli. È un anfiteatro verde, di antichi e faticati terrazzi bene ordinati da secoli su dolci colline ai piedi del Bernadia, dove il clima particolare alterna sole intenso a piogge lievi e persistenti, circondato da boschi lussureggianti di faggi, olmi e acacie che danno profumo al miele di Nimis e chiamano immediatamente alla memoria la vitalità spirituale della natura nelle leggende e nei riti magici dei Celti. Nimis è una delle 438 città del vino italiane per la grande tipicità e qualità dei suoi vini e perché dalla sua terra trae nome e origine il Ramandolo a cui è legata per storia, tradizione e cultura.
Dove dormire
I COMELLI
lg. Armando Diaz, 8
0432 797158
AL TRIESTE
Piazza XXIX Settembre
0432 790552
TULLIO AMELIA
Via Ariis, 60
0432 790985
RAMANDOLO CLUB
Via del Borgo, 12
0432 878336
AI MOSAICI
Via Carducci, 1
333 1740170
SOT LA MONT
Via Taipana, 11 (Torlano)
0432 797457
FRIULI
Via del Ponte, 2 (Torlano)
0432 790203
CASA NONGRUELLA
Via Nongruella, 7 (Cergneu)
0432 797194
Dove mangiare
I COMELLI
Via Armando Diaz, 8
0432 797158
RAMANDOLO
Via Ramandolo, 48
0432 790009
AL TORRENTE
Via XII Dicembre, 44 (Cergneu)
0432 790236
DA MICOSSI
Via Verdi, 61 (Cergneu)
0432 790229
AL PARADISO
Via XXV Agosto (Torlano)
0432 790350
AL TRIESTE
Piazza XXIX Settembre
0432 790552
FRIULI
Via del Ponte, 2 (Torlano)
0432 790203
COMUNE DI TRACENTO
Adagiata sulle pendici dei monti Chiampeon, Stella e Bernadia, Tarcento è una perla incastonata tra le acque limpide del Torre e le colline popolate di borghi storici, ricche di vigneti e di boschi, dove la gente fa ancora paese e conserva gesti e valori, linguaggi e tradizioni genuini e riconoscibili. La dolcezza dell’ambiente, la sua armonia rasserenante, sono impreziosite dai segni del passato: il Castellaccio di Coia e il borgo di Villafredda a Loneriacco ricordano il periodo medievale; la chiesetta di S.Eufemia del XIV secolo a Segnacco offre una sosta di suggestiva bellezza spirituale e si apre alla visione dell’anfiteatro delle colline e delle montagne; ad Aprato la chiesa di Madonna del Giglio mostra il dorato altare ligneo dell’Agostini dei primi del Seicento; a Collalto si trova Villa Valentinis, in centro le eleganti Ville De Rubeis e Pontoni, il bel Palazzo Frangipane, con i loro parchi e giardini e Villa Moretti recentemente restaurata. Dal sentiero delle cascate si può risalire la valle dello Zimor e spingersi fino a Stella, individuata dal suo campanile, splendido balcone verde sul Friuli fino al mare. Oppure, dopo aver seguito la passeggiata sul Torre per sentieri tra i castagni, o per strade ospitali di "frasche", si sale a Useunt, alla chiesa della Madonna della Pace e, poi, fino al monte Bernadia da dove si scende a Ramandolo, piccolo gioiello tra i vigneti che producono il prezioso vino DOCG che porta il suo nome. I Primi documenti che riportano il nome di Tarcento risalgono al XII secolo, ma la città vanta origini molto più antiche: gli studiosi parlano infatti di popolazioni paleolitiche alle quali si sono succeduti insediamenti preistorici, quindi celtici, e poi naturalmente la colonizzazione dei Romani. Nel 1219 i Machland furono sostituiti dai di Caporiacco. La prima citazione del nome di Tarcento risale al 1126. Era allora feudo dei Machland, provenienti da Perg. Nel 1281, Raimondo della Torre, patriarca di Aquileia, assegnò il feudo al nobile Artico di Castel Porpetto. Tarcento rimase così sotto la giurisdizione dei di Castel Porpetto sino all'avvento di Napoleone. Nel 1352 fu demolito il castello inferiore, che venne più tardi ricostruito usando anche materiale recuperato da quello a sua volta distrutto di San Lorenzo, o superiore. Nel 1420 anche il territorio di Tarcento venne occupato dai Veneziani. Il 1511 fu un anno particolarmente funesto per la futura perla del Friuli infatti, a seguito della sommossa popolare che venne poi ricordata come la rivolta del giovedì grasso, il castello fu incendiato dai contadini e, come se non bastasse, successivamente semidistrutto da un rovinoso terremoto, che arrecò gravi danni a molte altre costruzioni della zona. Nel 1797 i Francesi inclusero Tarcento nel distretto di Gemona, ma con sede della Pretura. Con il dominio austriaco il paese riebbe il ruolo di capoluogo, divenendo anche sede di Commissariato distrettuale. Nel 1866 la cittadina fu annessa al Regno d'Italia, diventando capoluogo mandamentale. Durante la prima guerra mondiale Tarcento ebbe una notevole importanza logistica, vista la sua posizione alle spalle del fronte. Dopo la rotta di Caporetto anche Tarcento fu occupata, nonostante la vana resistenza di reparti alpini sul sovrastante Passo di Tanamea.
COMUNE DI TAIPANA
Le prime notizie storiche di “ville slave” riferite alle attuali frazioni del comune risalgono al 1300, periodo cui appartengono anche i resti della chiesa di San Mattia a Taipana e la chiesa della S.S. Trinità a Monteaperta. Il territorio coi suoi borghi antichi, attraverso la catena del Gran Monte, il Rio Nero e il Natisone rappresenta il confine orientale dell’Italia con la Slovenia, più precisamente con la zona di Bergogna e Caporetto: un ponte naturale di collegamento tra genti e culture diverse che da sempre vivono assieme. Infiniti sono i motivi per compiere meravigliose passeggiate, avventurandosi in questa terra incontaminata, generosa e ricca di flora e fauna rare, di limpidi corsi d’acqua. Qui non solo nascono il Cornappo e, dalla confluenza del Rio Bianco col Rio Nero, il Natisone ma s’incontrano anche molte cascate, come la Cuclja del Rio Namlen che cade dall’altezza di 40 metri a Platischis. Sul Gran Monte è disponibile un bivacco attrezzato nell’ex ricovero militare della prima guerra mondiale, sull’altopiano di Campo di Bonis sono allevati bellissimi cavalli, a Monteaperta pascolano libere capre e pecore e si producono, oltre al tipico e rinomato lardo arrotolato, formaggi freschi e stagionati di altissima qualità.